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Vicenza, contestazione ultras a squadra in ritiro: troppo tardi
15 Maggio 2017 - letto 678 volte

Nella notte di mercoledì 10 maggio una cinquantina di ultras del Vicenza vanno a Grisignano. In un albergo è in ritiro da due giorni la squadra per preparare la trasferta di sabato a Cittadella. I tifosi vogliono guardare in faccia tecnici e calciatori e dire loro che, nel derby contro i padovani, vogliono la vittoria ed una prestazione all’ultimo sangue. L’incontro avviene, da un lato gli ultras con toni accesi, dall’altro Torrente e i giocatori molto remissivi. Finisce tutto in mezz’ora. Senza «spargimenti di sangue». Un confronto così duro e diretto è assolutamente anomalo nella storia della tifoseria biancorossa. È quindi un sintomo della esasperazione a cui sono arrivati i sostenitori del Vicenza.

Esasperati da una nuova proprietà (la Vi.Fin) che, in un anno, secondo loro è passata dal salvare la società dal fallimento a distruggere 112 anni di storia calcistica cittadina. Esasperati da inspiegabili e non spiegati contrasti fra i soci della stessa Vi.Fin che, dopo il bagno di folla del 30 maggio dell’anno scorso dal terrazzo dello studio notarile, dove avevano firmato il rogito per acquistare il club, hanno cominciato a litigare fino al punto di lasciare in mano la società al presidente Pastorelli (socio di minoranza con poco più del 20% del capitale) e rinunciare non solo ad amministrare secondo statuto e codice civile ma, soprattutto, non versando più un euro per far fronte ai costi di gestione. Esasperati da una squadra che, non ostante tre cambi di allenatore, non è riuscita se non in pochissime partite e pressochè mai in casa a giocare in modo decente e come ci si aspetta da un gruppo che, bene o male, è l’erede della «Nobile provinciale».

Però la contestazione degli ultras è esplosa (tardi) solo contro la squadra. Al presidente, al direttore sportivo, ai soci dissidenti di Vi.Fin hanno mandato tanti post in Facebook e nient’altro. Anche se li ritengono colpevoli di macroscopici errori gestionali che hanno portato a quasi certa retrocessione in Lega Pro. Strano, com’è strano che si sia arrivati fino alla penultima giornata di campionato prima di mettere in atto un dissenso esplicito e clamoroso come quello di Grisignano.

Qualcuno accusa gli ultras di essere in qualche modo corresponsabili della attuale situazione per aver taciuto per troppo tempo, per aver pazientato ben oltre l’evidenza dei fatti, per aver lasciato fare senza imporre i propri diritti di pubblico pagante e di custodi di una tradizione sportiva ultracentenaria. Si è preferito invece sostenere ad oltranza la squadra anche davanti a prestazioni imbarazzanti, si è preferito non contestare la dirigenza, si è preferito conteggiare fino allo stremo le probabilità di salvezza sulla base di improbabili filotti di vittorie.

È vero che il tifoso vicentino è abituato ad avere tanta pazienza. I cicli a cui, nel bene e nel male, deve adeguare la propria passione calcistica sono ventennali. I vent’anni di serie A (1955-1975), vent’anni fra il Real Vicenza vicecampione d’Italia (1978) e la Coppa Italia di Guidolin e Dalle Carbonare (1997), vent’anni per arrivare al 2017 rischiando seriamente una nuova retrocessione in terza serie.

L’attaccamento al Vicenza dei suoi tifosi è eccezionale, ma la scelta di contestare poco e morbidamente la più che decennale malagestio del club è davvero un segno di amore? O non è piuttosto una malintesa dicotomia fra sentimenti e interessi, fra sostegno incondizionato ai colori sociali da un lato e tempo e denaro buttati via per seguire campionati deludenti, dall’altro? Molti tifosi, al colmo della delusione, invocano ora il fallimento, la ripartenza dalla Serie D con una nuova proprietà, meglio se vicentina. Oltre alla improbabile praticabilità della soluzione, ci si chiede: ma dove sarebbero questi imprenditori, questi finanzieri che ambiscono a salvare il blasone della «Nobile provinciale»?

Fonte: vvox.it
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