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Derby Pisa-Livorno: la Curva Nord non entrerà all'Arena Garibaldi
16 Novembre 2017 - letto 1354 volte

Colore, sfottò, passione, carica agonistica, tensione emotiva, gioia, delusione. Un derby è tutte queste emozioni condensate in 90 minuti di gioco, e vissute nell'arco della settimana che precede l'incontro. Probabilmente il terreno di gioco, e quanto vi accade sopra, è soltanto il contorno dello spettacolo che si vive sugli spalti. Il derby Pisa - Livorno è una partita attesa da ben otto anni dalle rispettive tifoserie, ed il 26 novembre è la data designata per il ritorno sul palcoscenico della Serie C di una delle rivalità più sentite e più belle del panorama calcistico italiano. Ma l'Arena Garibaldi, stando alla decisione finale presa dall'Osservatorio del Viminale sulla manifestazioni sportive, è un teatro poco consono a questo spettacolo. Da Roma, mercoledì 15 novembre, non è arrivato nessuna deroga e nessuno sconto sulle regole che normano la capienza degli impianti sportivi. Il numero massimo di spettatori consentito resterà 8.500, con soli 400 tagliandi messi a disposizione della tifoseria labronica.

Subito dopo la comunicazione della decisione del Viminale, i gruppi organizzati del tifo amaranto avevano diramato un comunicato in cui dichiaravano che non avrebbero accettato la concessione di soli 400 biglietti, e che non sarebbero partiti alla volta di Pisa. A stretto giro di posta è arrivata anche la presa di posizione dei gruppi della Curva Nord 'Maurizio Alberti'. I sostenitori nerazzurri hanno utilizzato gli stessi toni duri dei loro corrispettivi livornesi, spiegando con decisione la loro scelta di disertare il cuore pulsante del tifo pisano in occasione del derby.

"Invitiamo fortemente tutta la restante parte della tifoseria e del pubblico a seguire la nostra scelta, ma chi deciderà di accedere all'impianto sarà in ogni caso libero di farlo senza impedimenti o biasimo - prosegue il comunicato - soltanto, crediamo che tra la passione viscerale per una squadra e una città, con tutto ciò che vi ruota attorno, e il farsi andar bene tutto pur di guardarsi una partita di calcio, ci sia un limite".

La Curva Nord ricorda come un derby sia molto più di una semplice partita di cartello: secondo i sostenitori nerazzurri dovrebbe essere un momento di aggregazione dell'intera città, aperto per questo al maggior afflusso possibile di persone. "Invece, tra restrizioni e divieti, la prevendita per la Curva Nord non aprirebbe nemmeno, con una privilegiata minoranza, tra cui noi dei gruppi, già sicura di entrare allo stadio, e una moltitudine di gente privata anche della chance di provarci". La decisione dei gruppi organizzati della curva risponde alla presa di posizione dei tifosi livornesi, ma prende di mira anche l'aspetto della pubblica sicurezza e dell'incolumità delle persone che potrebbero comunque volersi recare allo stadio nonostante siano sprovviste del biglietto. "Non vogliamo essere coinvolti nel caos che il derby a porte non chiuse ma semi-aperte creerebbe nella zona di accesso alla Curva. Anzi, il nostro restare fuori, invitando tutti i tifosi a fare altrettanto, probabilmente sarà la soluzione che eviterà gran parte della confusione, una situazione di rischio".

La conclusione del comunicato è ancora più dura e critica nei confronti di chi, secondo i tifosi della Curva Nord, avrebbe dovuto intervenire precedentemente per trovare una soluzione. "Sono anni che denunciamo la situazione dello stadio e crediamo che in tutto questo tempo sarebbe stato possibile almeno un piccolo intervento per ripristinare una capienza degna.Perché dalla vergogna di domenica 26 novembre venga fuori un'attenzione costante e un maggior impegno di tutti".

L'appuntamento è comunque fissato fuori dalla Curva Nord, per poter far sentire il sostegno alla squadra. "Invitiamo le persone senza biglietto, e che non avranno modo di procurarselo, a non rimanere a casa ma ad unirsi a noi, che il biglietto lo avremmo anche, ritrovandosi sotto la Nord per seguire tutti insieme la partita. E a presentarsi in motorino, nel caso si decida di dar vita ad ulteriori iniziative di protesta".

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